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Penso che nessuuno di voi lo sappia, ma mio zio, fratello di mia nonna paterna, ai tempi della seconda guerra mondiale era stato catturato dai tedesci e mandato in campo di concentramento per quasi due anni. Ora suo figlio, mio cuugino di secondo grado, ha scritto un libro perchè le sue memorie non vadano perdute. Oggi ci sarà la presentazione del libro. Vi riporto l'articolo del giornale
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che ha trattato questa notizia, come lo hanno fatto anche giornali quali "Il Giorno" in edicola oggi.

Sartirana: il 6 la presentazione del libro in onore del ``sopravvissuto`` Giuseppe Bonalume

"Marta, ti racconto chi era tuo nonno… La storia di Peppino, uno schiavo di Hitler”. È questo il titolo del libro scritto da Gianluigi Bonalume per rendere omaggio a suo padre. Un libro che svela alla nipote tredicenne Marta la storia del nonno deportato per 23 mesi nei campi di concentramento tedeschi. Con questo espediente letterario il meratese Gianluigi Bonalume rende omaggio a Peppino e a quanti come lui hanno contribuito a donare alle nuove generazioni un futuro migliore. Il volume, edito da Bellavite, sarà presentato sabato 6 febbraio alle 16.30 nell’auditorium della chiesa parrocchiale di Sartirana, la frazione di Merate dove Peppino è cresciuto. Parteciperanno, oltre all’autore Gianluigi Bonalume, il professor Domenico Flavio Ronzoni, lo storico Federico Bairo, Francesco Perego del direttivo Coop unione Trezzo sull’Adda e Giacomo Romerio, ex sindaco di Merate che lo ha conosciuto. Gianluigi prende le mosse dalle origini popolari del padre, narrando le radici contadine intrise di lavoro e fatica, fede e preghiera. La prima parte del volume è dedicata alla vita e alle tradizioni di Sartirana negli anni successivi alla Prima guerra mondiale. Il lento trascorrere delle stagioni e le festività religiose che scandivano l’esistenza dei quasi settecento abitanti del paese descrive un mondo ormai scomparso, che l’accurata indagine dell’autore vuole trasmettere a chi, come Marta, non l’ha conosciuto.
Peppino nasce nel 1924, frequenta l’asilo e le scuole elementari a Sartirana, fino alla terza classe. Nonostante le difficoltà economiche della famiglia, le sue doti gli consentono di accedere alla quarta classe a Pagnano e alla quinta a Merate, una pratica inusuale per la maggior parte dei piccoli di quel tempo.
In un’Italia fascista dal pensiero omologante, grazie alla sua capacità critica che sviluppa fin dall’adolescenza, Peppino inizia a elaborare pensiero autonomo e viene spesso a contatto con idee slegate dagli stereotipi.
Il 10 giugno del 1940 l’Italia di Mussolini entra in guerra e tre anni dopo Peppino è chiamato alle armi. L’addestramento a Vercelli è bruscamente interrotto dopo pochi giorni dall’armistizio dell’8 settembre ‘43. Immediatamente catturato dalle truppe tedesche della Wehrmacht, dopo tre giorni trascorsi su carri bestiame viene internato nel campo di concentramento per prigionieri di guerra a Zittau, quindi trasferito a Zwichau e alla fine del 1943 a Most, nella Cecoslovacchia occupata dai nazisti. Il racconto si fa intimo, l’autore lascia spesso la parola al padre che innumerevoli volte ha ascoltato mentre rievocava la drammaticità di quei lunghi mesi trascorsi nei lager nazisti. La prigionia è resa ancor più insopportabile dalla fame e dal freddo, ma l’amicizia con altri prigionieri, che Peppino coltiverà anche negli anni successivi allevia le sofferenze e gli dà la forza di sopravvivere, superando anche la difficoltà di comunicazione dovuta alla diversità delle lingue. Non cede alla pressante tentazione delle SS che ogni giorno spingono gli ormai già debilitati prigionieri italiani ad aderire e combattere nella neo costituita Repubblica di Salò. Ciò gli permetterebbe di riconquistare la libertà e rientrare in patria ma Peppino lo giudica un inaccettabile compromesso. Un coraggio manifestato anche quando domanda per sè e per i suoi compagni una più abbondante razione di cibo e per tutta risposta è tacciato di essere uno “studente badogliano”, duplice offesa che esprimeva il tradimento del Patto d’Acciaio e l’opposizione a Hitler. Insomma, un traditore e comunista. Ma Peppino ripeteva: “Invece io non ero mai stato né uno, né l’altro, ero solo un ragazzo affamato di diciannove anni”. Il racconto prosegue con gli aneddoti della vita in fabbrica, i diciannove bombardamenti degli alleati, minuziosamente descritti da Peppino sulla sua piccola agenda tedesca del 1945, sulla quale appuntava gli eventi più significativi della prigionia, gli indirizzi degli altri prigionieri e i suoi pensieri. Nell’imminenza dell’arrivo delle truppe dell’Armata rossa le SS abbandonano il campo e per Peppino inizia il rientro a casa. In tre giorni di cammino, insieme ai suoi compagni, raggiunge le truppe americane del generale Patton, a Karlovy Vary, dove vengono organizzati i rientri in patria dei prigionieri. Il viaggio di ritorno è carico di speranza. Dopo due mesi di attesa il treno da Plzen, passando per Norimberga, Augusta, Monaco, Innsbruck e Bolzano giunge a Verona – Pescantina.
In autocarro prosegue per Brescia, Bergamo e finalmente è a Merate. Con il cuore in gola percorre a piedi la “Riva della Valle”, la strada che collega Merate a Sartirana. Incontra i primi volti noti, che a fatica lo riconoscono, tanto è dimagrito e spossato.
L’esperienza della deportazione, la ritrovata libertà e i suoi 21 anni sono le basi della sua rinascita, della passione politica e sociale che lo animeranno per il resto dell’esistenza. Dall’adesione al Comitato di liberazione nazionale e al partito Socialista, dall’impegno nel Consiglio comunale e nel Consiglio di amministrazione dell’Ospedale di circolo alla partecipazione alla Società di mutuo soccorso e dei combattenti e reduci.
Al termine della presentazione la Coop Unione di Trezzo sull’Adda offrirà un ricco buffet ai presenti. Sarà inoltre allestita presso l’auditorium della chiesa una mostra che rimarrà aperta nei giorni seguenti: domenica 7 febbraio dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00, la settimana successiva dalle 16.00 alle 18.00 e dalle 20.00 alle 22.00.

La vita di Giuseppe Bonalume

Giuseppe Bonalume nasce a Sartirana Briantea il 15 agosto 1924. All’età di 19 anni viene chiamato alle armi a Vercelli. L’8 settembre 1943 viene catturato dai tedeschi ed internato in Germania fino al 26 luglio 1945, giorno del suo ritorno a casa, dopo 23 mesi di prigionia.
Dopo il ritorno alla vita civile ha continuato a lavorare come falegname, con specializzazione in modelli per fonderia, prima come dipendente e dal 1954 come artigiano nella sua azienda di Sartirana. Ha partecipato al Comitato di liberazione nazionale.
Gli è stata conferita la Croce al merito di guerra dall’Esercito italiano e il Diploma di benemerenza dalla Federazione provinciale dei combattenti e reduci di guerra di Como.
Ha contribuito alla fondazione e allo sviluppo della Cooperativa la Meratese. Socio della Società di Mutuo soccorso tra gli operai e i contadini della Brianza.
Negli anni Cinquanta entrò a far parte del Consiglio comunale di Merate e venne designato all’unanimità quale membro del Consiglio di amministrazione dell’Ospedale di circolo di Merate.
Fu anche membro della sesta Commissione regionale Sanità della Regione Lombardia.

È scomparso a Sartirana il 9 novembre 2003.

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non so quanto costi il libro, ma se qualcuno fosse interessato e ne volesse una copia, me lo faccia sapere. comunque appena so il prezzo vi faccio sapere!
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